Offro percorsi di supporto psicologico pensati per chi sta attraversando un momento di difficoltà, cambiamento o desidera conoscersi meglio.
prenota UN APPUNTAMENTOLa sofferenza non si presenta come un difetto isolato, ma come un'esperienza che incrina il nostro modo di stare nel mondo.
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Nell’affresco Scuola di Atene di Raffaello, tra i più
grandi filosofi della storia, compare una figura diversa: tradizionalmente identificata da alcuni come Ipazia di
Alessandria. È l’unica donna dell’opera, silenziosa eppure centrale. Si distingue per il suo
manto bianco e, a differenza degli altri, non è rappresentata mentre discute o
insegna ma mentre guarda verso l’osservatore. Il suo sguardo interrompe
la scena e crea un ponte tra l’immagine e chi lo
osserva.
Ipazia è stata una filosofa, matematica e astronoma, vissuta
in un contesto che non ha saputo accogliere il suo pensiero. La sua morte ha
segnato simbolicamente l’esclusione di una voce che, seppur significativa e rivoluzionaria, non è stata accolta nel
mondo in cui viveva. Per questo la sua presenza può essere letta come una testimonianza di
ciò che è stato negato e che quindi diviene ancora di piu come una erita: il segno di qualcosa
che la storia ha tentato di cancellare, ma che continua a chiedere di essere
riconosciuto.
La Psicoterapia Cognitivo Neuropsicologica guarda
alla sofferenza in modo analogo. Il disagio non è solo qualcosa da eliminare, ma un segnale che indica una
frattura nel modo in cui una persona vive e racconta la propria esperienza,
anche nella quotidianità.
È proprio quando la continuità del
proprio racconto si interrompe, quando non ci si riconosce più nella propria voce e di conseguenza nella propria storia, che la sofferenza prende forma.
In questo senso, il lavoro clinico non si limita a ridurre i
sintomi, ma mira a ricomporre ciò che si è frammentato, restituendo continuità
e significato all’esperienza. È un processo di ricomposizione narrativa che permette di
integrare i frammenti dimenticati, trasformando la sofferenza in possibilità,
il silenzio in parola, la frattura in continuità.
Così come Ipazia, silenziosa ma presente, ci ricorda che
nessuna conoscenza è completa se lascia fuori delle voci, la psicoterapia
invita a reintegrare le parti della nostra esperienza che attendono ancora di
essere riconosciute.